UNA BIC NERA

Diversità evidenti.
Diversità nell’approccio, nel modo di affrontare la giornata, nel suono della sveglia alle 7.30 del mattino.
Diversità nella voglia di esserci e di sentirsi parte integrante di un qualcosa che non c’è più.
E non è più come prima. Nulla è come prima…le sfumature della voce, la gentilezza esasperata, i sorrisi ipocriti. Tutto crolla in un attimo. Basta impugnare una bic nera e scrivere lì il tuo nome per sgravare gli altri dalle proprie responsabilità. E veder tornare in un attimo un sorriso smagliante su un volto esasperato, e veder rilassare i muscoli tesi del viso. E le tue mani un po’ tremano, quasi come se sapessero che quel gesto vigliacco ha segnato la tua condanna. Hai firmato la rinuncia ad essere una persona con dei diritti come tutti.
E stamattina arrivo qui…dopo una rimpatriata stupenda con vecchi amici, colleghi universitari e colleghi di lavoro…dovevamo essere tanti…un evento pubblicizzato su fèisbuc con oltre 150 invitati e oltre 30 confermati. E invece eravamo solo 7…i migliori. Ed è stato bellissimo ritrovarci, riparlarci, ridarci sensazioni e scambi. Abbracci, risate, complicità e comprensione da parte di chi, come me, fa ciò che ama ma nel modo sbagliato. E la voglia di urlare ci unisce. Il desiderio di farcela. La voglia di arrivare. La voglia di chiudere vecchie parentesi, aperte anni fa, per lanciarsi in nuove avventure.

E stamattina arrivo qui…dopo una meravigliosa serata all’insegna della libertà intellettuale e spirituale, e mi ritrovo imprigionata in un gesto volgare, squallido, infame.

GUARDARMI INTORNO E NON RITROVARE NULLA DELLA VECCHIA ME

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6 pensieri riguardo “UNA BIC NERA

  1. L’hai detto. Hai firmato la rinuncia ai tuoi diritti. Non la rinuncia ad essere una persona con i tuoi diritti, quello lo sarai sempre. Ma hai rinunciato a farli valere. Sai bene cosa mi spinge a parlarti in questo modo, è quella ME che affronta ogni giorno questioni così, è quella ME che mi ha portato a fare il lavoro che faccio, e fare questo lavoro nasce da tutte le INGIUSTIZIE che io ho vissuto. Io non posso, non posso appoggiare la tua scelta. Non perché la faccia tu ma non potrò mai, è una sconfitta ogni volta che sono davanti a persone che, messe alle strette come te, si ritrovano a scegliere per la rinuncia dei propri diritti. Tuttavia hai la mia comprensione come amica, al di fuori della situazione specifica. Forza, forse anche questo ci insegna. Che ogni volta che decidiamo di non lottare, stiamo decidendo di rinunciare.

    Capisco, però. Capisco bene.

    Perché anch’io, anche se in cose diverse, ho a volte scelto di rinunciare.

    E l’amaro in bocca è perché potessi tornare indietro, non guarderei in faccia a nessuno.

    Il mio diritto è mio. Solo che quando è accaduto di metterlo da parte non lo sapevo. Oppure credevo e mi illudevo di non saperlo.

    Un’altra cosa, che voglio dirti.

    Proviamo a guardare tutto ciò con occhi diversi. Proviamoci insieme.

    Che quel tratto di penna che hai inciso su quel foglio non sia, in realtà, l’inizio effettivo e totale della tua nuova avventura.

    Come il taglio di un ramo dall’albero per farne legna da fuoco. E scaldarsi.

    In ogni caso ti sono accanto, e comunque vada spero con tutto il cuore che ci sia felicità. Per te, e per le tue soddisfazioni, anche future. A volte la vita sa ripagare a lungo termine.

    T’abbraccio tesoro, sarò fuori città per lavoro domani e rientro sabato pomeriggio. Ti saluto adesso per il fine settimana.

  2. sai che penso,

    io non conosco i fatti ma mi sembra di intuire di cosa parliamo qua …

    ti ricordi quando mi dicevi .. quant’ se chiude una porta ti si apre un portone ?

    Ora … nn sapendo i fatti ti dico .. è un segno quella firma .. !! Ed è ora che lo cogli !! Chi ci ha perso .. nn sei tu !! DI qualsiasi cosa stiamo parlando qua …

    [Ma tu vir nu pocc se a me ormai mi sfugge tutto]

    * tvb

  3. p.s. Io sto cca eh, fammi un fischio quanto hai finito di scrivere, sto tutta sola stamattina in ufficio e me romp propri’ o cazz O__O [scussasero la volgarità]

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