DIREZIONI DIVERSE

Martedì. Sette e venti del mattino. La sveglia intona sempre la stessa canzone che ormai detesto perchè mi ricorda che è arrivato il momento di alzarci dal letto. Apro gli occhi e guardo fuori dalla finestra dove un sole già alto nel cielo fa presagire che sarà un’altra giornata autunnale caratterizzata da un anomalo ma piacevole caldo appiccicaticcio.
Corro in bagno a preparami prima che si sveglino i bambini e non so ancora che quello non sarà un martedì come tanti altri. Faccio meccanicamente le cose che mi accompagnano ogni giorno ormai da anni…colazione per tutti…preparo i cuccioli…i soliti imprevisti e rallentamenti. Alle 9:00 li lascio all’asilo e mi avvio alla stazione, verso il treno che mi condurrà alla mia nuova vita. [Io che il treno non lo prendo mai.]
Tutto inizia così. Con una scelta anomala, che generalmente non avrei fatto. Preferisco spostarmi in macchina in modo da essere libera di muovermi come voglio e di non avere vincoli o orari. La macchina è per me sinonimo di autonomia e placa le mie ansie riguardanti i bambini. L’idea di dover correre da loro se succede qualcosa mi ossessiona. Quel giorno no. Ero serena e pronta. I miei figli stavano bene ed erano in ottime mani ed io meritavo di fare le cose con calma, senza la solita frenesia. Compro una rivista di architettura che sfoglio durante il tragitto senza impegno, distratta da altri pensieri. Arrivo a destinazione in perfetto orario e mi incammino fino a raggiungere l’indirizzo che cercavo. E tutto succede velocemente. Ad una velocità che non lascia spiraglio all’ottimismo.
“Prego, si accomodi al bar. La chiameremo a momenti!”
Cinque minuti di attesa e sono entrata. Quindici minuti di chiacchiere e convenevoli , una crocetta vicino al mio nome sul lungo elenco in bianco e nero e poi i saluti…”Le faremo sapere tra le 18:00 e le 21:00 di questa sera!”
Ed è così che nel giro di quei quindici minuti di domande studiate a tavolino, hanno deciso che la mia candidatura risultava idonea, che rispondevo al profilo che stavano cercando. E no, la vita è bizzarra, non era un colloquio in uno studio di progettazione o in un’agenzia di grafica pubblicitaria.
E’ altro.
“Ci vediamo domani alle 13:00 al Centro Commerciale così ti spiego come funziona! A proposito, mercoledì si parte per 5 giorni per fare il corso di formazione, ma lunedì e martedì devi venire qui in azienda per il corso tecnico!”
E vorrei rispondere a quell’uomo che sarà il mio capo, ma che ancora non lo è, che sono quattro anni che sto a casa a fare la mamma a tempo pieno, che ho due bambini piccoli e non so con chi lasciarli, che ho un marito da accudire, una casa da gestire e che non me la sento di stare fuori tanti giorni, lontana da loro. Vorrei dirgli che “vorrei ma non posso” e scusarmi perchè forse ho sbagliato a fare quel colloquio, che non è un tipo di lavoro adatto a me e al mio stile di vita…Ma non lo chiamo.
Chiamo mia madre e le spiego tutto. E lei, inaspettatamente e forse per la prima volta, sa più di me cosa è giusto per la mia vita e mi prende per mano, facendomi strada in questo nuovo mondo in cui non so bene come muovermi. Mi accoglie tra le sue braccia, infondendo in me la serenità e le rassicurazioni di cui avevo bisogno.
Ed è un martedì diverso da tutti gli altri martedì della mia vita. Un martedì fatto di percorsi e decisioni alternative, fatto di incontri casuali, di macchine nere che si spiano da lontano e si riconoscono sfiorandosi nel traffico cittadino. Un martedì di sguardi catturati da specchietti retrovisori, di risate a crepapelle e balletti alternativi nell’abitacolo della mia utilitaria, un martedì di adrenalina che schizza a livelli esponenziali, un martedì di risposte importanti e decisioni definitive, un martedì di partenze in direzioni diverse dalle solite, un martedì di silenzi, speranze, ricordi, malinconia, cambiamenti, ansia…un martedì di pittura colorata e scatoloni ikea ammassati fuori la porta di casa.
Ed è un martedì di vita vera…una vita che ricomincia a pulsare, indipendentemente da come andrà a finire questo lavoro. Una vita che era rimasta confinata tra le pareti di un appartamento che ormai risultava troppo stretto e che adesso ha avuto il coraggio di spalancare porte e finestre e correre libera.

[un martedì caratterizzato dall’odore forte del caffè amaro bollente]

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